Tutto ha avuto inizio giovedì della scorsa settimana. Come sapete sono in preparazione del "mille" che correrò a Sestriere la prossima domenica e giovedì era il giorno dell'allenamentone clou, fatto il quale si ha un'idea precisa di cosa si può combinare il giorno della gara.
Dopo il solito riscaldamento parto per il mio 600 da correre tutto d'un fiato sull'azzurra pista del Nebiolo. Nemmeno 100 metri ed ecco nuovamente la solita e bastarda fitta al femorale destro che anche se lieve mi costringe immediatamente a terminare il lavoro.
Con grande coraggio e generosità proverò a ripetere il giorno dopo lo stesso allenamento con, ovviamente, lo stesso epilogo.
Solo chi corre con obiettivi ben precisi sa quanto è frustrante e triste, vedersi sfumare per l'ennesima volta l'ambito obiettivo.
Il weekend, d'accordo col sempre presente e paziente mister, decidiamo di riposare, ed al diavolo pure il medio domenicale. Il weekend in questione mi vede in partenza per Varenna, dove la mia bella soggiorna da qualche giorno per motivi di lavoro. Scruto gli orari dei treni e data la lunghezza del viaggio (circa 3 ore e mezza) decido di fiondarmi in libreria senza un ben preciso obiettivo.
Capito casualmente nel reparto sport e davanti a me si stagliano diversi libri dedicati al mondo della corsa! Subito si accede in me la voglia di riassaporare sensazioni e polvere, fatica e passione...si, osservo varie copertine, leggo il sunto ed infine opto per "Nati per correre" di Adharanand Finn. Il titolo promette bene ed anche l'obiettivo che si pone non è male, visto il periodo di sconforto che vivo.
Per farla breve 3/4 di libro se ne volano via in un baleno e vi consiglio la lettura che risulta molto veloce e ricca di spunti per noi appassionati di corsa, ma è a pagina 26 che ho il primo sussulto: "[...] E' come se la vita mi sprofondasse all'indietro, come se fossi mezzo stravaccato in una poltrona invisibile.". Finn parla del suo modo di correre ed immediatamente ho rivisto me...quella sensazione di corsa seduta, quella poca reattività. I filmati poi parlano chiaro.
I continui infortuni al femorale sappiamo che dipendono certamente da quello...bassa frequenza, culo a terra e quindi iper-lavoro per i due pistoni che devono "rialzare il tutto". Gli altri muscoli stanno a guardare.
In preda alle rivelazioni, il lunedì, tornato da lavoro decido di fare una prova. Tolgo le scarpe e comincio a camminare scalzo per casa. L'appoggio è standard, tallone, mesopiede, punta a spingere.
Appena provo a corricchiare però avviene il miracolo...improvvisamente l'atterraggio di tallone viene scartato (perché fa un male bestia!) preferendo un atterraggio più "plastico" di mesopiede e poi punta a spingere. Il busto si flette da solo lievemente in avanti con conseguente spostamento del baricentro ed il passo è molto più frequente e meno "attendista" del solito. Adesso non aspetto di impattare per intenderci, adesso mi preparo ad impattare! E' ben diverso!
Corricchio altri 5 minuti e mi imprimo bene in mente il movimento!
Bandito l'mp3 a data da destinarsi quando esco per correre sarà come ricominciare da zero! Ad ogni passo mi dico: "pensa se fossi scalzo, pensa se fossi scalzo!". Ho ridotto così falcata ed aumentato frequenza...busto lievemente in avanti e gambe belle a spingere con buon arretramento dietro il sedere. Se ne vanno 10K a 4'29''...sensazioni nuove, sensazioni belle.
Col mister concordiamo di allenarci anche il martedì (nonostante fosse pausa secondo tabella) e, oltre agli 8K di lento, provare a fare qualche allungo per testare la velocità.
Gli 8K se ne vanno in un perfetto 4'30''/km con 180 passi al minuto (frequenza che scoprirò in un secondo momento essere MAGICA per l'atletica), gli allunghi invece andranno anche meglio.
Passo impostato e giù a spingere, senza sedersi, senza fare le falcate da 8 metri come mio solito, ma come un motorino, andare e andare veloce: 15''80, 15''59, 15''38.
Tutte queste nuove sensazioni mi spingono a fare anche un 200m, tanto per assaporare per più tempo il gesto, per meglio memorizzarlo e farlo mio. Il 200 lo chiudo in 29''95.
Galvanizzato ma indubbiamente stanco, arrivo ad oggi.
Tante le novità inserite, tra cui un giro completo di stretching, troppe volte snobbato, e di drills che saranno il mio credo per i prossimi anni a venire. AMEN!
Negli allunghi le gambe reggono bene e ho buone sensazioni nonostante mi trovi sul luogo del delitto. Ai miei piedi le A1, in mente solo quel 500 metri da correre a ritmo gara.
Come detto poc'anzi, decido di correrlo in pista, primo perché voglio un riscontro reale e preciso e poi perché il timore che la pista mi risveglia è utile a farmi fare le ossa nell'ambiente...ambiente dove io sono praticamente quello più scarso!
Parto...sono bello composto, potrei andare di più ma mi trattengo ed imposto quello che credo sia il ritmo giusto...niente check di tempo, voglio correre libero concentrandomi SOLO sui miei movimenti...ai 300 passo in 47''80 mentre i successivi 200 li chiuderò in 31''82.
500 metri corsi in 1'19''22 alla media quindi di 2'38''/km, troppa manna dal cielo per pensare di poter mantenere questo ritmo gara su tutti i mille metri. Ma risultato eccezionale vista la settimana passata!
Sono in una nuova fase nella quale ho mollato di colpo il mio vecchio stile di corsa preferendone un altro, forse troppo invasivo nel senso opposto ma utile secondo me a dare quella sterzata importante.
Complementare a questo una serie di esercizi per la mobilità articolare e la flessibilità muscolare mi sono stati proposti da Sua Santità il Califfo, sempre presente e sempre disponibile, cascasse il mondo intorno.
Ho un patto con lui...e domenica intendo onorarlo correndo come non ho mai fatto finora!
Sestriere, preparati, perché sono davvero tanto tanto inkazzato!!!

