Dietro la finestraaspettando il mio momento.
E' dura, durissima rientrare nella città, dove tutto ciò che fino ad un attimo prima era essenziale diventa improvvisamente superfluo, costretti a re-indossare quel pesante vestito, quella zavorra oserei dire, fatta di problemi, paure e soprattutto apparenze.
Si, un po' estremo come concetto, forse, ma come spiegare allora l'allegria che si sprigiona nel mangiare un piatto di semplice pastina in brodo con i piedi gelati ed i guanti alle mani, come si spiegano le risate pulendo con fatica dalla neve un tavolo che mai il sole bacerà ed ancora cosa mai può spingere due ultra trentenni ad improvvisare una corsa disperata sulla neve con in mano una videocamera ed in testa la leggerezza di venti e passa anni fa?
Se portiamo tutte queste apparentemente banali vicende nel contesto di tutti i giorni, beh... pensateci un po', tutto perde colore ed anzi sembra quasi fuori luogo.
Per questo amo la natura e la montagna come suo teatro più nobile e fiero. Immerso in questo scenario si risveglia la parte migliore di me, quella più coraggiosa, più altruista, più sincera. Siamo nudi vestiti solo della nostra anima davanti al giudice più severo e più giusto. Ed il mio cuore non chiede altro.