Il RocciaAscesa al Rocciamelone
L'immagine è eloquente... no, non mi trovo a qualche meeting in altura e si, era l'alba e faceva un freddo dell'anima (circa -8°C) e quindi perdonerete la fantozziana ma validissima coperta di lana che mi tengo saldamente in vita!
Anche se dalla foto non è facile percepirlo, sappiate che lo scatto è stato effettuato a ben 3538 metri sul livello del mare, mica roba da stabilimento balneare.
Che ci faccio lassù? Beh, per diversi motivi o forse per uno solo, in ogni caso dovevo farlo, era una promessa.
Che ci faccio lassù? Beh, per diversi motivi o forse per uno solo, in ogni caso dovevo farlo, era una promessa.
E' molto difficile descrivere e spiegare le personalissime sensazioni vissute durante tutta l'ascesa. La fatica provata purifica la mente da ogni frivolezza e stupidità e tutti i pensieri diventano a mano a mano più vasti e ricchi di colori ma paradossalmente anche molto più chiari e netti. La sensazione di pericolo derivata dall'ambiente esterno aumenta ma allo stesso tempo cresce anche la percezione di noi stessi. E' come se i nostri sensi si risvegliassero dal torpore... ecco allora che la vista diventa più acuta e l'olfatto più fino, le orecchie si tendono al minimo rumore e le mani toccano avide la nuda roccia impregnandosi del suo odore.
Un briciolo di euforia a questo punto attraversa tutta la schiena perché si annusa nell'aria la quintessenza di noi e di ciò che potremmo essere, di ciò che vorremmo essere.
Ed allora c'è poco da stupirsi se viene facile parlare con Dio sotto un cielo rigonfio di stelle come non ne avevo visti mai nella mia vita... miliardi di luci incollate ad un cielo nerissimo, geometrie che fanno sognare e tornare a sperare e che per un attimo buttano a terra tutta la conoscenza a favore della magia, quella magia così ricca nei bambini e che porta il termine di immaginazione.
Vi lascio con un bellissimo pensiero di Renata Viviani (Presidente CAI Lombardia):
"[...]Nel bivacco sono ripristinate le antiche proporzioni tra l’uomo e gli elementi naturali, sono possibili ataviche esperienze sensoriali dove notte, silenzio, vento, bufera, scorrere del tempo ed isolamento possono diventare situazioni preziose, dove l’uso dei superlativi non è fuori luogo.
Passare ogni tanto una notte in un bivacco, magari accompagnandovi un bambino, è un’esperienza che può rivelarsi affascinante, anche se si trova tempo brutto. Perché lì il grande è davvero grande, il forte è davvero forte, le stelle brillano a milioni nella notte più nera e noi ci percepiamo ridimensionati in questo confronto, mentre si amplificano le caratteristiche di autenticità nelle relazioni umane, più essenziali e dirette anch'esse. Liberi da gerarchie e distanze difensive proprie della vita urbana, lasciamo cogliere e riusciamo a cogliere distillati di noi e degli altri.
Esperienza estrema anch'essa, quasi una via alpinistica, non per tutti…"