Un panorama mozzafiato in una giornata fredda ma meravigliosamente soleggiata! In un weekend così non si poteva rimanere nella grigia Milano o peggio in casa!
Così, due settimane prima parte la pianificazione dell'itinerario, supportato da una previsione meteo ottimistica e dalla voglia di ripetere quella gran bella esperienza vissuta durante l'escursione allo Chabod nello spettacolo del parco del Gran Paradiso. Diverse le opzioni possibili ma non tutte praticabili per via della stagione in cui ci troviamo! L'inverno rende la montagna più ostica e meno accessibile e quindi un'attenta valutazione del percorso e dei rischi è assolutamente necessaria!
La scelta ricade su una bella escursione lungo la Val Codera e la Val dei Ratti, un percorso ad anello che partendo da Novate Mezzola arriva a Verceia passando per il bellissimo paesino montano di San Giorgio e la caratteristica via del tracciolino. Il "tracciolino" infatti è una piccola opera d’arte che non ha uguali sulle Alpi, la cui realizzazione risale agli anni trenta. Su di esso correvano dei piccoli vagoncini che portavano uomini e materiale dalla teleferica della Val dei Ratti alla costruzione della diga Val Codera. Immaginatevi quindi chilometri e chilometri di strada pianeggiante a circa 920 metri di altezza che a suon di gallerie e passaggi mozzafiato si fa largo tra le Alpi!!! Le premesse sono buone, in più Novate Mezzola e Verceia sono ben collegate a Milano dal treno!



Equipaggiati di tutto punto o quasi io e la mia bella partiamo per la nostra avventura. Nello zaino panini a volontà, scarpe di ricambio (memore di quel che accadde in quel del
Gran Paradiso!), thermos con thè bollente, acqua a volontà, lampada tascabile, mappa ed ovviamente macchine fotografiche!
Il treno ci lascia alla stazione di Novate Mezzola alle 12 abbondanti, un po' tardino per iniziare un'escursione in montagna di inverno ma ormai siamo a cavallo! Non ci facciamo spaventare e dopo una rapida occhiata alla mappa partiamo spediti ed iniziamo la nostra scalata verso San Giorgio, prima tappa della nostra gita. San Giorgio, insieme a pochi altri, è uno degli ultimi paesini alpini ancora abitati e non raggiunti da alcuna strada! Pensate quindi che il trasporto delle merci e delle cose è affidato ad una teleferica (credo non in funzione adesso) e alla forza sia fisica che di volontà degli ultimi abitanti! Ne incontreremo diversi fare su e giù per la vecchia mulattiera, ma di questo ne parliamo dopo.
La salita non è per nulla semplice, un susseguirsi di gradoni uno dietro l'altro che ci fanno velocemente guadagnare quota e ci fanno rapidamente apprezzare quello che la natura ha messo in serbo per noi quest'oggi!! In 2km saliamo di circa 500 metri e nonostante fossimo dopotutto ben allenati, alcune piccole pause sono state necessarie, sia per prendere fiato che per bere un prezioso sorso d'acqua!
Le foto in alto testimoniano la bellezza della mulattiera immersa in un'atmosfera a tratti autunnale, dipinta di tinte marroni e calde.


Dopo 1h45' di cammino arriviamo a S.Giorgio...il paesino è immerso nel silenzio e nel verde, un paesaggio bucolico con neve sui prati e sui tetti ed un'atmosfera di assoluta serenità che regna sovrana! Qui incontriamo nuovamente un signore incrociato durante la salita ed al quale avevo chiesto lumi riguardo la fattibilità della traversata in termini di orario! Prontamente ci saluta e ci indica ancora il percorso da seguire per non sbagliare direzione (verso sx per raggiungere Codera, dritto per la località Cii e più a destra per il Tracciolino) ma noi, dopo averlo ringraziato, preferiamo prima fare una breve sosta (circa 10 minuti) per rifocillarci e bere un po' di thè caldo (preziosissimo in quanto caldo e zuccherato ma diuretico e quindi da sostituire per la prossima escursione)!
Durante la pausa mangereccia ci fa compagnia un bellissimo (ed affamatissimo) cane (appartenente al signore di prima) al quale cediamo un po' di panino con tonno e salsa salmonata che pare apprezzi in modo entusiastico!!! Eh eh... Nelle foto a destra uno scorcio di S.Giorgio ed in basso un faccia a faccia tra Barbara e l'affettuoso quattro zampe!
Ma dobbiamo darci una mossa!! I 10 minuti di pausa ci fanno perdere tanto calore corporeo (ci saranno -4°C circa) ed in più davanti a noi abbiamo ancora tanti chilometri con chissà quali imprevisti!
Per prendere il sentiero del "tracciolino" bisogna guadagnare altri 200 metri circa di quota e qui iniziano i problemi, o per meglio dire, qui cambia la difficoltà dell'escursione. Se prima potevamo tranquillamente classificare il tutto come E (escursionistico) l'ulteriore salita invece, insieme ad alcune parti molto esposte del percorso, sono assolutamente da classificarsi come EE (Escursionisti esperti). Il primo ghiaccio infatti fa la sua comparsa lungo i massi, lungo i cavi a protezione dei tratti più esposti e per terra...il paesaggio muta e l'attenzione posta a dove andiamo a mettere i nostri piedi è massima!

La salita non è semplicissima e quasi sempre dobbiamo puntellare i nostri bastoni per darci equilibrio, ma abbiamo buona tempra e poi lo spettacolo che è intorno a noi ci ripaga di ogni fatica!! Dopo una mezz'oretta raggiungiamo finalmente il "tracciolino" e ce ne accorgiamo dall'insolito percorso pianeggiante che si staglia davanti a noi e dalla comparsa delle prime gallerie scavate nella roccia.

L'atmosfera in questa prima parte è surreale...siamo nel fianco nascosto della montagna dove non batte il sole in questo periodo e tutto intorno è un susseguirsi di
stalattiti e stalagmiti di ghiaccio di grandezza mai vista prima d'ora!!! All'imbocco delle gallerie bisogna farsi largo con le bacchette per liberare il percorso da possibili spade di Damocle ghiacciate! Il tutto è affascinante perché da l'idea di dover stare costantemente in tensione e di non dover sottovalutare nulla! Durante questa fase sono molte le prove di freddezza e destrezza che ci hanno visto protagonisti, compresa una
maestosa cascata di ghiaccio che ha richiesto tanta attenzione ed un pizzico di incoscienza nell'attraversarla.

Poi finalmente si gira l'angolo, di fronte a noi una curva verso sinistra e del sole che la lambisce! Ci fermiamo un attimo a goderci il panorama riscaldati da un tiepido sole che ci illumina e ci ricarica istantaneamente. Un controllo all'orologio e via ancora, la preoccupazione di non riuscire ad arrivare in tempo a Verceia inizia a salire e così cerchiamo di accelerare un po' il passo sacrificando la moltitudine di foto che avremmo invece voluto fare!

Il secondo tratto del "tracciolino" corre più veloce, nonostante molti siano i momenti di letterale ebetudine nei confronti di un
panorama eccezionale.
La pila tascabile fa il suo sporco lavoro nelle gallerie più lunghe e quindi avvolte nella semi oscurità! A braccetto ed a piccoli passi evitando le pozzanghere e le asperità di ghiaccio, attraversiamo tutte le piccole insidie preparateci dalla natura!
Ad un certo punto arriviamo all'imbocco di una lunghissima galleria dove campeggia un segnale di pericolo per movimenti di mezzi su rotaia! Ci siamo!! La famosa ferrovia a scartamento ridotto!
Cominciamo ad addentrarci nella galleria ma osservo le volte e ricordo quanto ci aveva detto il signore incontrato ormai ore fa in quel di San Giorgio riguardo la presenza dell'illuminazione artificiale per mezzo della pressione di un pulsante localizzato sulla parete sinistra all'imbocco della galleria.
Così prima di addentrarci in galleria direziono la torcia sulla parete finché non trovo un pulsante coperto da una protezione di plastica...la alzo e premo fiducioso...click click click click....tutta la galleria si illumina fiocamente di piccole luci posizionate ogni 10 metri circa. Affascinante!!!

Rincuorati dalla presenza umana (seppur sotto forma di fioca luce elettrica) proseguiamo il nostro cammino a braccetto attraverso questa lunga galleria che trasuda acqua da ogni dove! Sembriamo due ubriachi che vanno a destra e a sinistra per evitare pozzanghere dalla profondità non pervenuta, in più il bastone da me tenuto con la mano destra più volte finisce tra i piedi di Barbara con conseguenti capitomboli mancati di un soffio...un delirio!! Insomma, quando si dice mettere il bastone tra le ruote!!! Eh eh!!
Al termine di questa odissea veniamo investiti dai colori caldi di un sole che tramonta e che colora tutto di rosso...impossibile non fermarsi 5 minuti, sia per bere qualcosa di caldo e sia per ammirare un paesaggio sublime con le Alpi innevate da un lato e giù in basso da Verceia che ci aspetta fiduciosa e calma.
Sembrerebbe ormai cosa fatta, con la
casa del guardiano della teleferica raggiunta e la discesa ormai prossima davanti a noi. Il problema è però che ci troviamo a 900 metri di altezza e sono passate 3 ore e 40 minuti dalla nostra partenza...ergo, sono quasi le 16 ed alle 17 sarà buio. Scendere in un'ora non è del tutto impossibile ma a meno di imprevisti...già!!!
Il cartello è esplicativo, proseguendo diritto si continua per il tracciolino (cosa che avrei voluto fare ma assolutamente da rimandare vista l'ora!) con la visita alla diga posta a 10 minuti di cammino. Salendo si arriva a
Frasnedo, la località più importante della zona e collegata anche dalla teleferica che scavalca letteralmente la cima della montagna. Scendendo invece si arriva a Verceia attraverso la vecchia mulattiera! E' la nostra strada!
Un'occhiata al ghiaccio formatosi "ovviamente" proprio sulla discesa e poi giù a buon passo cercando di perdere quota il più velocemente possibile!
La discesa è veloce e senza soste (a parte qualche capitombolo eh eh eh :D) ma arrivati ad una zona picnic creata dagli alpini, con tanto di fontana e santuario, l'imprevisto ci taglia la strada!! No no, non scherzo, ce la taglia letteralmente!!! Una orrenda strada, ancora sterrata, per le automobili, compare subito sotto...la montagna è squarciata, tagliata...gli alberi abbattuti, il sentiero scompare e quel poco che ne rimane tra un tornante e l'altro è troppo pericoloso e scosceso e rovinato dai detriti per essere affrontato.

Muoviamo sbigottiti i passi lungo questa larga ed
orrenda strada in cerca del sentiero originale che a tratti recuperiamo...il problema è che o si è escursionisti esperti oppure scendere per la vecchia mulattiera, stuprata nel nome di un progresso che non capisco, diventa davvero rischioso.
Infatti in un punto di forte pendenza, per la grande quantità di detriti ho perso completamente l'appoggio scivolando per uno due metri verso il basso. Altri punti ancora erano invece completamente ricoperti di ghiaccio, e parlo di decine di metri di discesa...praticamente impraticabili a meno di avere dei rampini!

Nonostante quindi la tarda ora decidiamo per la scelta più saggia anche se questo ci costerà almeno un'ora di cammino in più...decidiamo cioè di percorrere la strada che dopo un tratto di 500 metri (un tornante era completamente ghiacciato...non vi dico per superarlo!) diventa asfaltata. Torcia in pugno arriviamo a Verceia dopo ben
5 ore e 17 minuti pause incluse, con
17 km percorsi (750m di dislivello), di cui 6 a salire, 3 pianeggianti ed il resto in discesa!
Come si vede dalla mappa in 3D, il garmin ha avuto tentennamenti nel tratto delle gallerie ed è per questo che il percorso è sporcato da quelle rette senza senso. Il grafico della quota invece ho provveduto a "normalizzarlo" pulendolo dal difetto di quota riscontrato a metà strada del "tracciolino".
Un'escursione davvero bellissima resa "eccitante" dalla stagione non facile e dai passaggi esposti che richiedevano attenzione ed un pizzico di destrezza. La salita da Novate è bellissima e faticosa così come bellissimo è il paesino di San Giorgio. Incredibile invece la via del "tracciolino", un'opera di alta ingegneria che merita di essere vista assolutamente. Bruttina invece la discesa verso Verceia con la vecchia mulattiera praticamente invisibile ed in molti punti rovinata dai detriti derivati della strada in costruzione.
Ed ora un po' di panorami!!!